Vangeli del duemila

I quattro vangeli letti in questo millennio

Archivio per Giugno 2007

La faccia dura

Pubblicato da fabrizio centofanti su Giugno 30, 2007

la-faccia-di-gesu.jpg[51] Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme

[52] e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui.

[53] Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme.

[54] Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”.

[55] Ma Gesù si voltò e li rimproverò.

[56] E si avviarono verso un altro villaggio.

[57] Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: “Ti seguirò dovunque tu vada”.

[58] Gesù gli rispose: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”.

[59] A un altro disse: “Seguimi”. E costui rispose: “Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre”.

[60] Gesù replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio”.

[61] Un altro disse: “Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa”.

[62] Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio” (Lc 9,51-62).

Il vangelo di questa domenica ci immette in un’atmosfera tesa, quasi irreale per la nostra mentalità occidentale, fondata sulle sicurezze materiali, sul benessere, sugli status symbol di ogni ordine e natura. Il cammino dietro a Gesù diventa una cosa seria, d’ora in avanti non si scherza più: non perché si perda l’umorismo (Dio sorride per statuto), ma perché si entra nella dimensione del definitivo, della compromissione totale, di tutto ciò che riguarda una categoria che fa sempre più paura in questi nostri giorni dell’effimero: quella del sempre. E aggiungerei: ad ogni costo. Il Maestro fa la faccia dura verso Gerusalemme. Cerchiamo di capire perché.

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Dio ha fatto grazia 6

Pubblicato da fabrizio centofanti su Giugno 30, 2007

il-dito-e-la-luna.jpg[66] Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: “Che sarà mai questo bambino?” si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui.

[80] Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

La figura di Giovanni Battista è sempre stata controversa. Nei primi tempi, molti pensavano che il messia fosse lui, non Gesù. Per questo, col trascorrere del tempo, gli evangelisti cercarono di ridimensionare il personaggio, fino al quarto vangelo, che preferì ignorare il particolare del Maestro battezzato dal predicatore del deserto.
Luca non si pone questi problemi: come per la questione delle donne, egli narra schiettamente, confidando nella saggezza del lettore.
Detto questo, è vero che il problema che il mediatore prenda il posto del mediato esiste ed è serio. Capita spesso di mettere sul piedistallo guide spirituali che finiscono per diventare guru o idoli. Dietro queste operazioni sono in agguato delusioni che, a volte, fanno perdere la fede. E’ come quando si guarda il dito che indica la luna: non è una scelta intelligente, ma per qualcuno diventa un’abitudine.

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Dio ha fatto grazia 5

Pubblicato da fabrizio centofanti su Giugno 28, 2007

passaparola.jpg[65] Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose.

Questo versetto dimostra come l’evangelizzazione possa diffondersi attravero canali diversi da quelli ufficiali che, a volte, risultano drammaticamente inadatti a raggiungere il cuore della gente. Le pastoie della burocrazia rischiano di far arrivare un messaggio diluito, irrigidito, preparato a tavolino. Paradossalmente, può essere più efficace la chiacchiera, addirittura il pettegolezzo: un passaparola irresistibile che è stato capace di tenere acceso il fuoco della fede fino ad oggi.

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Dio ha fatto grazia 4

Pubblicato da fabrizio centofanti su Giugno 26, 2007

effeta.jpg[64] In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.

Zaccaria è passato dallo scetticismo alla fede. Il suo aderire alla parola dell’angelo innesca un meccanismo di guarigione che, sacramentalmente, si rivive nel battesimo, e precisamente nel gesto dell’effatà (“apriti”), che Gesù compie toccando le labbra e gli orecchi del sordomuto e che il ministro ripete come ultimo dei segni esplicativi. Da questa guarigione scaturisce la lode, la forma più pura della preghiera cristiana. Il nome Giovanni manifesta sempre meglio il suo significato profondo: Dio ha fatto grazia, ha liberato l’umanità dalla piaga del sospetto e dell’indifferenza e le ha spalancato l’orizzonte della fiducia e dell’amore, in una parola, del bene. E’ questo lo spartiacque tra la Prima e la Nuova Alleanza. Il Battista si trova dunque sulla soglia, è il messaggero che annuncia un’epoca nuova, nella quale ognuno di noi può entrare se è disposto a farsi aprire la bocca e gli orecchi dalla misericordia di Dio. Ci siamo accorti di questo passaggio?

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Dio ha fatto grazia 3

Pubblicato da fabrizio centofanti su Giugno 25, 2007

langelo.jpg[63] Egli chiese una tavoletta, e scrisse: “Giovanni è il suo nome”. Tutti furono meravigliati.

Il presente usato da Zaccaria è molto significativo. E’ il nome dato dall’angelo, quindi non ci sono dubbi: è quello. L’approdo alla fede segna il passaggio ad una condizione in cui c’è un abbandono fiducioso, una certezza granitica. Non bisogna vergognarsi di questo, oggi che il credente, secondo alcuni, è un ingenuo o un essere meno intelligente. Zaccaria supera il dubbio e guadagna “l’altra riva”, quella che nel vangelo è sempre simbolo di un passaggio decisivo, il superamento dell’individualismo che trova finalmente sbocco in una dimensione più autentica dell’essere. Ciò non significa che i dubbi non si faranno più strada e che la fede non possa di nuovo vacillare. Ma qualcosa è successo, e niente potrà più cancellarlo.

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Dio ha fatto grazia 2

Pubblicato da fabrizio centofanti su Giugno 25, 2007

famiglia-o-dio.jpg[59] All’ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria.

[60] Ma sua madre intervenne: “No, si chiamerà Giovanni”.

Qui si nasconde la sostanza incandescente brano. Da una parte il nome “Zaccaria”, simbolo delle strutture famigliari, sociali, con quello che spesso significano di condizionamento e di pressione sulla personalità e sulla storia personale; dall’altra il nome “Giovanni”, che, in quanto stabilito da Dio, porta con sè la realtà della promessa, della vocazione, il progetto che Dio ha pensato per noi. Elisabetta sceglie risolutamente la seconda prospettiva: ha capito dov’è il vero senso della storia personale e comunitaria. E noi?

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Dio ha fatto grazia: una profezia contro tutto.

Pubblicato da fabrizio centofanti su Giugno 23, 2007

giovanni-battista.jpg[57] Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio.

[58] I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei.

[59] All’ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria.

[60] Ma sua madre intervenne: “No, si chiamerà Giovanni”.

[61] Le dissero: “Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome”.

[62] Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse.

[63] Egli chiese una tavoletta, e scrisse: “Giovanni è il suo nome”. Tutti furono meravigliati.

[64] In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.

[65] Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose.

[66] Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: “Che sarà mai questo bambino?” si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui.

[80] Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele. (Lc 1,57-66.80. Natività di Giovanni Battista).

Domani la domenica coincide con la natività di Giovanni il battista. La provocazione di questo personaggio singolare arriva a scuotere l’assemblea del giorno del Signore. Una figura scomoda, che ora appare solo come un bambino la cui nascita del tutto inaspettata riempie di gioia. Ma questo neonato porterà scompiglio in terra d’Israele, darà fastidio anche nella prima fase storica delle comunità dei discepoli di Cristo, e ancora oggi si pone come simbolo di tutto ciò che indica Dio nonostante le pressioni contrarie della natura e della società.

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Un Regno sui generis 6

Pubblicato da fabrizio centofanti su Giugno 22, 2007

figlio-prodigo.jpg[47] Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco”.

Ecco il nucleo di tutto il discorso. Il versetto sembra affermare che la donna è perdonata perché ha amato. Come mai la maggior parte dei Padri spirituali afferma il contrario, ossia che ama chi è stato perdonato? L’interrogativo è rivolto ad ogni lettore del vangelo. Il mistero dell’amore si apre nella sua profondità insondabile, quel momento in cui abbiamo avvertito chiaramente che qualcosa di nuovo è nato, e niente e nessuno potrà distruggerlo. Da allora in poi, la memoria è guarita, non ci sono più barriere tra l’uomo e Dio. Tra questa donna e Dio.

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Un Regno sui generis 5

Pubblicato da fabrizio centofanti su Giugno 22, 2007

correzione-fraterna.jpg[40] Gesù allora gli disse: “Simone, ho una cosa da dirti”. Ed egli: “Maestro, dì pure”.

Questo dettaglio lo prendo in prestito da don Mario Torregrossa, mio padre spirituale. Si tratta di uno splendido esempio di correzione fraterna. Gesù non rimprovera acidamente Simone, come spesso facciamo noi, ma, almeno metaforicamente, gli mette una mano sulla spalla e gli fa capire con molta delicatezza e in modo indiretto dove sta il suo errore. E’ l’unico modo che può convincere l’altro a cambiare.

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Un Regno sui generis 4

Pubblicato da fabrizio centofanti su Giugno 19, 2007

balducci-e-turoldo.jpg[39] A quella vista il fariseo che l’aveva invitato pensò tra sé. “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice”.

Entrare in contatto con un peccatore, secondo la mentalità del tempo, comportava una contaminazione che rendeva inabili al culto. Simone ritiene che Gesù sia un falso profeta, in quanto non riconosce il tipo di donna che ha davanti. Non ne mette in discussione la dirittura morale, quindi, ma la profezia. La reazione di Gesù si pone sullo stesso piano: egli conosce i pensieri del suo commensale, dunque è un vero profeta. Il termine “peccatrice” non identifica immediatamente la donna come prostituta, ma, proverbialmente, “i pubblicani e le prostitute” erano peccatori pubblici, quindi l’equazione è quasi d’obbligo.
Il profeta non teme il contatto impuro: in nome di cosa? Si pone al di sopra delle leggi d’Israele? Disprezza le consuetudini cultuali? E’ un empio? I sospetti di Simone sembrano anticipare lo scandalo perenne che il cristianesimo autentico ha suscitato in ogni epoca e ad ogni latitudine.

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