Vangeli del duemila

I quattro vangeli letti in questo millennio

Archivio per Luglio 2007

“La porta è già chiusa”. Si aprirà? 2

Pubblicato da fabrizio centofanti su Luglio 31, 2007

padre-e-figlio.jpg[2] Ed egli disse loro: “Quando pregate, dite:
Padre”.

Anche nel primo Testamento Dio viene chiamato Padre. Ma con Gesù è diverso. C’è un’intimità nuova, una coscienza assolutamente inedita: egli è il figlio di quel Padre, e trasmette questa consapevolezza in un modo sconvolgente. La scena del Calvario, in cui un pagano, un centurione, non può fare a meno di esclamare: “veramente quest’uomo era figlio di Dio”, non smette di stupirci, di raggiungerci nel cuore delle nostre solitudini, di convincerci che crederci soli è la più grande menzogna che possa toccarci nella vita.

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“La porta è già chiusa”. Si aprirà?

Pubblicato da fabrizio centofanti su Luglio 30, 2007

gesu-che-prega.jpg[1] Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: “Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”.

[2] Ed egli disse loro: “Quando pregate, dite:
Padre, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;

[3] dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,

[4] e perdonaci i nostri peccati,
perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore,
e non ci indurre in tentazione”.

[5] Poi aggiunse: “Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani,

[6] perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti;

[7] e se quegli dall’interno gli risponde: Non m’importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli;

[8] vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza.

[9] Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.

[10] Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.

[11] Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe?

[12] O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?

[13] Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!” (Lc 11,1-13)

Gesù, nei vangeli, appare come colui che prega. Abbiamo sempre detto che la comunità cristiana è fondata sulla parola di Dio. Tutto nasce da lì: “In principio era la parola” (Gv 1,1). Il testo di oggi ci fornisce un’integrazione: c’è un’altra colonna che sostiene il popolo di Dio, ed è la preghiera. Senza queste fondamenta, si costruisce sul vuoto.

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Il centro e la periferia 5

Pubblicato da fabrizio centofanti su Luglio 28, 2007

la-perla-preziosa.jpg[41] Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose,

[42] ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”

Bisognerebbe fermarsi ancora a lungo su questo testo, ricordando ad esempio come i verbi che descrivono Marta (“era tutta presa”; “tu sei agitata”) sono al passivo, come dire: paradossalmente, la persona veramente attiva è Maria, mentre la sorella è in balia di forze esterne; ma la settimana si conclude e anche noi dobbiamo passare al prossimo vangelo. Quindi mi soffermo sull’ultimo dettaglio, il contrasto tra “molte cose” e “una sola cosa”. L’alternativa non è tra azione e contemplazione ma tra frammentarietà e unità della persona. Noi siamo lacerati e dispersi in mille rivoli, ma ci sono una perla preziosa, un tesoro nascosto, che potrebbero essere la risposta a tutte le nostre attese. Il mercante e il contadino vendono tutto, appena li trovano: loro hanno capito.

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Il centro e la periferia 4

Pubblicato da fabrizio centofanti su Luglio 27, 2007

sincerita.jpg“Dille dunque che mi aiuti”.

Come sempre, il vangelo è fatto di dettagli. Se consideriamo la frase qui sopra, ci accorgiamo che Marta non ha il coraggio di rivolgersi direttamente a Maria: usa Gesù come strumento per la sua comunicazione distorta. Dunque, l’alternativa non è solo fra attività e contemplazione, ma anche tra apertura e chiusura. Il fare senza l’essere porta la persona ad avvitarsi su se stessa, le impedisce anche la più elementare apertura all’altro: quella della parola e del dialogo.

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Il centro e la periferia 3

Pubblicato da fabrizio centofanti su Luglio 25, 2007

discernimento.jpg[41] Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose.

Nei secoli del cristianesimo, il rischio che si è corso, con Marta e Maria, è stato sempre quello di farne due caricature. Se lodassimo troppo Maria per la sua scelta, la spingeremmo a non staccarsi più dalla preghiera e dall’ascolto, facendole dimenticare la necessità di agire. Se rimproverassimo eccessivamente Marta, la distoglieremmo da ogni impegno pratico nel mondo. E’ qui che nasce l’esigenza del discernimento, e questo può essere fatto solo con l’aiuto dello Spirito Santo. Cosa direbbe Gesù delle mie scelte e del mio comportamento? Ecco il bello: probabilmente il contrario di quello che penso. Al dottore della legge, esperto nella parola, Gesù mostra un modello di operatività: il buon samaritano; a Marta, inclinata nelle cose pratiche, mostra l’esempio opposto: Maria, la donna dell’ascolto. L’arte del discernimento consiste nel presentarci quello che ci manca, perché la fede cristiana coincide con la pienezza della vita.

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Il centro e la periferia 2

Pubblicato da fabrizio centofanti su Luglio 24, 2007

agire-o-essere.jpg[38] Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa.

[39] Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola;

[40] Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”.

Ci sono brani del vangelo in cui traspare chiaramente il riferimento dell’evangelista a problemi presenti nella sua comunità. In questo testo si rimanda a un conflitto di priorità fra cristiani che vedevano crescere le urgenze di interventi anche drammatici (poveri, malati) e rischiavano di comprendere meno un atteggiamento di tipo contemplativo: come si può giustificare l’inattività con le necessità che incombono in modo sempre più incalzante? Il problema, oggi, è rimasto immutato. Quando ci fermiamo a pregare, ad ascoltare o studiare la Parola, proviamo un sottile senso di colpa: non dovrei, piuttosto, darmi da fare per gli altri? Quando ci lanciamo nell’azione, avvertiamo un altrettanto sottile senso di colpa: non starò, per caso, perdendo lo spirito, non è che il mio è ormai un fare senz’anima?
Il vangelo di Marta e Maria ci interpella in questi giorni con la stessa potenza inquietante del tempo in cui quelle parole furono scritte dall’evangelista.

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Il centro e la periferia

Pubblicato da fabrizio centofanti su Luglio 22, 2007

marta-e-maria.jpg[38] Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa.

[39] Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola;

[40] Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”.

[41] Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose,

[42] ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta” (LC 10,38-42).

Nel vangelo di questa domenica tocchiamo un tema cruciale della spiritualità cristiana: il rapporto tra essere e fare, azione e preghiera/ascolto; in una parola, tra centro e periferia della persona, della società, della storia. La lotta per la libertà si gioca anche, e soprattutto, qui.

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Mission 7

Pubblicato da fabrizio centofanti su Luglio 15, 2007

castello.jpg[18] Egli disse: “Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore.

[19] Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare.

[20] Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli” (Lc 10.1-12.17-20).

Ogni volta che il vangelo viene annunciato e raggiunge il cuore di una persona, il male si ritira. Al missionario non spetta giudicare: egli deve solo mettere davanti all’altro la bellezza del Regno, la sua straordinaria capacità di attrazione. Il messaggio è lo stesso, per chi accetta e chi rifiuta: il Regno di Dio si è avvicinato; la pace, la giustizia, la libertà, sono a portata di mano. La felicità non è vedere satana cadere, ma vedere il Regno apparire, finalmente.

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Mission 6

Pubblicato da fabrizio centofanti su Luglio 14, 2007

luce.jpg[11] Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino.

Il verbo è al passato: il Regno di Dio si è avvicinato. E’ qui. Con Gesù c’è la massima vicinanza, è una sensazione che nessuno può dare, lo sposo o la sposa, l’amante, il figlio, l’amico. No, nessuno può fare sentire così. Il Regno di Dio si è avvicinato, è qui. Mi ricorda i versi di Mandel’stam:

A cantare davvero e in pienezza di cuore
finalmente tutto il resto scompare:
non rimane che spazio, stelle e voce.

Così è del Regno. Ma in pochi si accorgono che sì è avvicinato.
Che è qui, davvero.

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Mission 5

Pubblicato da fabrizio centofanti su Luglio 13, 2007

interno-di-chiesa.jpg[4] non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada.

Tra le tante possibili interpretazioni vi propongo questa: il versetto potrebbe rimandare alla tradizione che imponeva ai fedeli di entrare nel tempio lasciando fuori tutto.
Come dire: il discepolo di Gesù entra nella missione come se si mettesse alla presenza di Dio, nella dimensione più sacra. Le conseguenze vengono da sole.

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