Vangeli del duemila

I quattro vangeli letti in questo millennio

“La porta è già chiusa”. Si aprirà? 3

Pubblicato da fabrizio centofanti su Agosto 2, 2007

pane.jpg[3] dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano.

Gesù prende molto sul serio il corpo. Sa che abbiamo bisogno di mangiare e vuole darci la sicurezza che la preghiera per il pane di ogni giorno sarà esaudita. Questo dovrebbe aiutarci a ritrovare l’essenziale: chi si sente nelle braccia della Provvidenza non è più vittima della nevrosi dell’accumulo ed è finalmente libero di diventare uno che il pane non solo lo riceve, ma lo dà. Così viene annoverato tra i collaboratori della prima beatitudine: “Beati voi, poveri, perché sarete saziati”.

11 Risposte a ““La porta è già chiusa”. Si aprirà? 3”

  1. paolo detto

    Estrapolo alcune parole: bisogno, sicurezza, essenzialità, libertà, sazietà. Mi sembrano capitelli di un discorso enorme, terribile forse da fare nell’afa affannosa delle 14 del 2 agosto. Eppure sono i cardini di qualunque situazione umana, io ho bisogno di sicurezza, ma finchè non avrò scoperto cosa effettivamente è essenziale per me (porro unum), non sarò libero e sazio.
    Mi chiedo quanto siano consapevoli della sacralità del proprio gesto coloro che danno da mangiare agli affamati. Penso ai pacchi viveri del lunedì mattina e al secondo lunedì del mese quando andiamo in giro per barboni. Esperienze condivise anche da quelli che stanno da tutte le altre parti del mondo e che sentono comunque viva la necessità di portare un vero gesto di amore, anche se sporadico ed emergenziale.
    Dacci il nostro pane quotidiano.

  2. Stella M. detto

    io penso che siamo molto consapevoli.
    ma ancor prima di questo io credo che pensare troppo fa male è come razionalizzare eccessivamente qualcosa che ragione non ha: l’amore per gli altri. Per amare gli altri è necessario amare se stessi altrimenti come si fa?
    Pensare troppo fa perdere spontaneità e spesso fa ripensare ai propri gesti, il che può avere effetti collaterali deleteri: l’osannare il proprio comportamento o rendersi conto di quanto costa ed a volte non procura vantaggi.

    ho detto più volte che secondo me essere cristiani non vuol dire obbedire a delle regole, seguire uno standard di vita ma aver compreso un messaggio che stravolge, che fa stare bene e averlo fatto proprio e vivere secondo quella filosofia di vita che ora fa parte di se. Ognuno di noi ha un carattere e non credo che ogni momento pensi a ciò che fa e valuti se rientra nel suo modo di essere, perderebbe valore.

    io so cosa basta per me e so che c’è Lui che sa di cosa ho bisogno il resto può aiutare a far felice qualcun altro. Lui vede e mi da sempre di più in materia, in spirito, in felicità. io sono dunque faccio e non ho bisogno di pensare, rende sterile il mio agire. Faccio perchè mi da piacere e non perchè spero di avere punti in più per il paradiso anche perchè non credo che nè Dio nè gli uomini perdano tempo ad essegnarne.
    Ogni volta che razionalizzo faccio una gran fatica a realizzare anche solo per me, ogni volta che non penso e condivido sembra che arrivi la manna dal cielo.

    bisogna aprire le porte del cuore e mettere un fermo per lasciarle aperte. aprire a comando o secondo convenienza è qualcosa ma è riduttivo. E’ vero spesso chi entra mette sottosopra la casa prende tutto ciò che può e se ne va lasciando un gran disordine ma è un buon motivo per chiudere le porte a tutti gli altri? o chiudere fuori Gesù?

    Mia nonna diceva: “beato colui che ignora perchè vive felice” in parte è vero. D’latra parte non è detto popolare “fai del bene e dimenticalo, fai del male e pensaci”?

    buone vacanze
    Stella

  3. paolo detto

    Stella M. Ciao.
    Forse ho capito male….
    Perchè dici che l’amore ragione non ha? Io temo il sentimentalismo e lo spontaneismo, per cui se scatta la molla faccio tutto, altrimenti me ne sto per i fatti miei. Me va, nun me va.
    Vero che non si può fare l’anatomia dell’amore. Ma in tante situazioni l’amore è frutto di un decidere consapevolmente come la realizzazione concreta del bene del mio prossimo sia più importante del mio bene, anzi a volte a scapito del mio bene.
    Mi consentite un po’ di arditissima dietrologia al Samaritano mancato? Il sacerdote ed il levita magari nel vedere il ferito avranno pure sentito un moto istintivo di compassione, ma le loro ragioni liturgicamente valide li hanno portati ad allontanarsi. Il Samaritano ha deciso invece di non dare retta alle proprie altrettanto valide ragioni (siamo tra nemici) per ascoltare la compassione del cuore e cambiare strada per farsi vicino al ferito e prendersi cura di lui. Rendendosi e rendendolo oltretutto impuro!
    See you later

  4. elena f detto

    Gesù prende sul serio il corpo. mi piace questo incipit, in una cultura come quella contemporanea che ne ha fatto e continua a farne un simulacro vuoto, un idolo da venerare ed adorare, esporre, usare e mostrare è importante non cadere nella trappola contraria che dice “il corpo non vale nulla”, è importante ricordarci che non siamo platonici o neo-platonici che credono che il corpo sia la tomba dell’anima, ma che siamo cristiani e lo siamo perchè crediamo che il Logos si è incarnato. Se Dio ha scelto di vivere nella carne lo ha fatto perchè voleva che la carne fosse salva. noi crediamo nella risurrezione della carne sebbene non possiamo dire con chiarezza cosa questo significhi, anche se un po’ il vangelo ci aiuta, questo mistero rimane insondabile. Eppure Gesù prende sul serio il corpo Lui sana le ferite, guarisce le malattie e dona il Pane, questi segni della vicinanza del Regno ci dicono che tutto l’uomo abita nel cuore di Dio-corpo anima spirito, Dio conosce la nostra fragilità, la nostra indigenza, ma spesso ci sentiamo onnipotenti, capaci di badare a noi stessi, indipendenti, il peccato originale è il peccato dell’autosufficienza dell’uomo che non vuole rendere grazie, che non vuole chiedere nulla che vuole bastare a se stesso.
    in questa richiesta “dacci” fatta con consapevolezza si cela la possibilità che il nostro cuore si apra ai fratelli, perchè chi riceve tutto da Dio nella gratitudine ha compreso il valore della condivisione eucaristica: se Dio si è fatto pane che si spezza quotidianamente sull’altare per sfamare i suoi figli allora il segreto della vita è farsi pane che si spezza quotidianamente per i fratelli, sapendo che anche questo è un dono di Dio.

    buon pomeriggio

    elena f

  5. elena f detto

    non credo nè al sentimentalismo nè al volontarismo, credo che una scelta concreta di vita nello spirito porti con sè l’apertura all’altro . se parliamo di sentimentalismo o di volontarismo parliamo di atteggiamenti che poco hanno a che fare con lo Spirito ma allora siamo ancora lontani dal vivere in Cristo nonostante la messa e tutte le pratiche pie cui possiamo partecipare. il cristiano ascolta il suo cuore ma il cuore così come è inteso nella bibbia è il centro propulsore di tutto l’agire umano lì abita tutto l’uomo, se nel cuore abita lo Spirito allora le mani che si muovono a spezzare il pane sono mani che dànno ciò che sanno di aver ricevuto, questo è il segreto eucaristico, donare se stessi come Dio si dona a noi nel pane-Parola-carne-sangue-eucaristico e donare perchè la forza risiede non in noi ma in Dio. la vita è un flusso continuo che viene da Dio continuamente.
    continuamente Dio ci dona la vita perchè noi a nostra volta possiamo donare tutto ciò che abbiamo tutto ciò che siamo. l’egoismo è un ristagno di vita che inquina chi lo vive e gli imputridisce il cuore proprio perchè la vita ha in sè un’unica ragione del cuore, un’unico modo per continuare a fluire: il dono di sè.

    buon pomeriggio

    elena f

  6. paolo detto

    Si riaprirà la porta ed uscirà il Samaritano? Lo saprete presto, spero, voi, io domani dalla montagna, con i pargoli, dubito di riuscirci.
    Siatemi vicini nella preghiera per quel caso che vi ho segnalato, credetemi, è un problema critico. Un rifiuto. Non verso di me, sai chissene. Ma verso la propria identità e la propria crescita.
    Buona notte. Mi aspettano 700 km di macchina. Se qualcuno sta dalle parti di Lecco mi troverà ad Alpe Paglio.

  7. marco detto

    Strano caso, rientro a casa stanco è affaticato dal mio nuovo lavoro in comunità terapeutica (ho la febre)e mi viene data notizia che il panettiere dell’azienda di famiglia si è fatto male e chiede di essere aiutato a dare ai suoi clienti il pane per domani e per la Domenica. Ho aperto il sito a cui avrei voluto dedicare molto tempo, visto che ultimamente non ho potuto farlo, e leggo gli ultimi commenti. Non posso non pensare, alle parole pregate da Gesù al Padre e insegnate a noi :D acci oggi il nostro pane quotidiano. Penso alle tante storie di vite “affamate” di senso, tormentate dai perche, e alle quali apparentemente il pane non viene dato. Il Grande Panettiere anche Lui si è fatto male, è finito sulla croce e le sue mani come fanno ad impastare? Fabio con la sua doppia diagnosi non ne vuol sapere di comunità e seglie la disperazione sua e dei famigliari aumentando il nostro senso di impotenza. Eppure proprio li, in quel non senso del segliere la croce dove inchioda le mani sue e di chi gli vuole bene si li vi è il senso,stare amare dare il pane con Gesu dalla croce. Cio mette a tacere tutti i tentativi di creare catene di distribuzione ben organizzate che certo servono e aiutano ma non tolgono la fame all’uomo che ha di essere amato e di amare fino alla fine:Dacci oggi Signore il pane dell’amore quotidiano,
    perche lo condividiamo con tutti gli affamati della terra. Ciao a tutti ogni bene Marco

  8. elena f detto

    @paolo

    buon viaggio, siete nelle mani del Signore!

    @marco

    dici bene, è la fame d’amore la fame più difficile da sfamare, quella che solo Dio può toglierci, per questo a lui diciamo Dacci oggi “il Pane quello essenziale”
    ma essenziale per vivere è solo l’amore.

    buonanotte

    elena f

  9. paolo detto

    Elena, tu non immagini quanto sia vero l’augurio “siete nelle mani del Signore!”. Grazie. Pensaci e preparati alle tenzoni ferragostane dopo il rientro.

  10. paolo detto

    pensaci nel senso di pensare a noi che stiamo viaggiando… :-)

  11. Titti detto

    Come dice Fabrizio nel suo ‘Le parole della felicità’, l’invocazione “dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano” è difficile da comprendere nel mondo occidentale popolato da persone a dieta, che come primo alimento eliminano proprio il pane dalla loro mensa!
    Nell’altra metà del mondo questa richiesta si comprende meglio, perché quando non si ha di che sfamarsi, è più facile piagarsi a chidere, forse anche a mendicare. Ma il pane è anche Dio, l’amore. Una persona sazia del proprio egoismo non ha bisogno di Dio. Non chiede ogni giorno il pane dell’amore.Può comprare tutto: chiedere è un’umiliazione. Chi è sazio di cose, non può capire l’eucaristia quotidiana: è una perdita di tempo. E il tempo è denaro. “dacci oggi il nostro pane quotidiano” può essere solo la preghiera dei poveri.

    P.S.
    Le parole della felicità, un libro da non perdere!
    (stile Markette di Chiambretti)

    http://www.laurusrobuffo.it/DettagliLibro.aspx?ID=147&Codice=P-15

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