“La porta è già chiusa”. Si aprirà? 4
Pubblicato da fabrizio centofanti su Agosto 4, 2007
e non ci indurre in tentazione.
Spesso identifichiamo le tentazioni con il balenare dei cosiddetti vizi capitali. Ma qui Gesù, probabilmente, parla d’altro. E’ la tentazione cui fu sottoposto nel deserto: quella di cambiare strada, di rinnegare la sua missione. La tentazione vera è quella di voltare le spalle alla fede. Per questo nel Nuovo Testamento troviamo questa sconcertante affermazione: “Ho combattuto la buona battaglia, ho conservato la fede” (2Tim 4,7). Tutto qui? Sì, tutto qui. Per questo c’è anche l’intercessione di Gesù (“Simone, Simone, ecco, satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede”, Lc 22,31), perché non siamo indotti nella più terribile e definitiva delle tentazioni, l’apostasia.





















fabry2007 detto
un grande in bocca al lupo ai ragazzi e agli animatori del Centro, perché in questa vacanza non siano indotti in tentazione.
un abbraccio forte a Laura che oggi partorisce.
e un grazie per tutti gli inteventi!
fabrizio
elena f detto
mi associo agli auguri per i ragazzi in vacanza e i loro animatori e spero che a quest’ora Laura sia già mamma da un po’!
la tentazione è uno di quegli argomenti che vorrebbero un enciclopedia o un aforisma scelgo la seconda
i padri dicono che la tentazione più grande è quella di abbattersi quando incappiamo frequentemente nei medesimi errori di sempre. quello dicono, è il momento in cui bisogna sprofondare nella fede e ricordare che:
“Da questo conosceremo che siamo nati dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa”
(1Gv.3,18)
buona serata
elena f
sandrapalombo detto
Auguri alla madre e ai ragazzi che partono. Grazie Elena per la citazione di Giovanni(?). Stasera andrò a dormire con queste parole di speranza. Sandra
elena f detto
@sandra
bentornata!
citavo dalla prima lettera di Giovanni , una lettera in cui la speranza è sottesa ad ogni parola.
buonanotte
elena f
Forza Roma detto
@Fabrizio
Se davvero è “tutto qui”, dobbiamo essere concentrati solo su voler restare fedeli a Dio nonostante le nostre possibili cadute. Basta bandire l’orgoglio e, appena si cade, rialzarsi e riprendere vigore tramite una sincera confessione. Eppure…il tutto qui non sempre torna facile!
@tutti
Apostasia: parola mai sentita nell’uso comune…ma sapete, al di fuori di qui, giornalmente a me non capita di soffermarmi a parlare di ciò. Quindi ho cercato:
Il termine apostasia (dal greco απο, apo, “lontano, distaccato”, στασις, stasis, “restare”) definisce l’abbandono formale della propria religione (in tale contesto si parlerà più propriamente di apostata della religione). In questo senso è irrilevante se a seguito di tale abbandono vi sia l’adesione a un’altra religione (conversione) oppure la scelta areligiosa o atea. In senso stretto, il termine è riferito alla rinuncia e alla critica della propria precedente religione. Una vecchia e più ristretta definizione di questo termine si riferiva ai cristiani battezzati che abbandonavano la loro fede.
Si definisce apostata colui o colei che pratica l’apostasia; è tuttavia raro il caso di ex-credenti che si autodefiniscano apostati, in quanto nella vulgata tale termine comporta una connotazione spregiativa; rispetto alla nuova religione è invalso l’uso del termine “convertito” laddove, per l’abbandono in generale della religione si usa “deconvertito”: a entrambi i termini si tende a dare un significato positivo rispetto ad apostasia: in particolare il secondo interpreta la perdita della fede in una religione come un aumento della razionalità e del rispetto verso il metodo scientifico.
Molte religioni considerano l’apostasia un vizio, una degenerazione della virtù della pietà nel senso che quando viene a mancare la pietà, l’apostasia ne è la conseguenza; spesso l’apostata viene fatto bersaglio di condanne spirituali (ad esempio la scomunica) o materiali ed è rifuggito dai membri del suo precedente gruppo religioso.
Anche al di fuori dell’uso religioso apostata ha significato negativo con sinonimi: fedifrago, infedele, traditore, eretico.
Ma a voi è capitato di sentire usare questa parola in un mondo secolarizzato come quello in cui viviamo?
Visto che spesso di base manca proprio l’adesione umana alla fede…viene da chiedersi “apostata rispetto a che?”. Al massimo, quello cui assistiamo è un fedele che passa da una parrocchia all’altra…ma questa non è apostasia (rinnegamento della religione), semmai mancanza di sintonia con gli uomini-sacerdoti e non in quanto ministri di Dio. Invece un sacerdote che “si spreta” si può definire un apostata?
elena f detto
@forza roma
l’apostata è colui che un tempo credente decide di dire No a quella fede, che dice Dio non esiste, oppure che Dio non è Colui che si è rivelato in Gesù Cristo. il prete spretato non necessariamente è un apostata come non lo è il divorziato, può vivere una crisi nella scelta di vita senza per questo abiurare alla propria fede.
buona giornata
elena f
Titti detto
La nascita di un bambino è sinonimo di speranza…vuol dire che Dio non si è ancora stancato degli uomini
Dalle 15.40 del 4 agosto Laura è mamma per la 5° volta!
E’ nato Mattia, kg. 2.970
Oggi spero di riuscire ad andare a trovarli in clinica a portare anche i vostri auguri.
Un caro saluto a tutti,
Titti
elena f detto
@titti
BENVENUTO MATTIA!
porta i nostri auguri a Laura … Dio non si stanca … ma pure lei mi pare abbia una bella tempra
!!!
buona giornata
Titti detto
Strana coincidenza, nella lettura del libro del Papa su Gesù (pp.192-7) sono arrivata proprio al Padre nostro.
Su questa sesta richiesta contenuta nella preghiera insegnataci da Gesù, Benedetto XVI riflette così (provo a sintetizzare):
La tentazione viene dal diavolo (Mt.4,1); Dio non ci induce certo in tentazione (san Giacomo 1,13 afferma: “Nessuno, quando tentato, dica ‘Sono tentato da Dio’ perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male”). Dio non lascia cadere l’uomo, ma permette che venga messo alla prova. Satana schernisce l’uomo, creato a immagine di Dio, per schernire in questo modo Dio. La Sua creatura è miserevole; quanto in essa sembra bene, è invece solo facciata. Questa è la diagnosi di Satana, che l’Apocalisse (12,10) definisce “l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte”. Satana vuol dimostrare la sua tesi con Giobbe, il giusto: se solo gli venisse tolto tutto, allora egli lascerebbe presto perdere anche la sua religiosità. Così Dio concede a Satana la libertà di mettere alla prova Giobbe, anche se entro limiti ben definiti. Le sofferenze di Giobbe servono alla giustificazione dell’uomo; sono anticipatamente sofferenze in comunione con Cristo, che ristabilisce l’onore degli uomini al cospetto di Dio e ci indica la via per non perdere, neppure nell’oscurità più profonda, la fede in Dio.
Per maturare e passare da una religiosità di facciata ad una profonda unione con la volontà di Dio, l’uomo ha bisogno della prova, di purificazioni, di trasformazioni dolorose ma indispensabili per giungere a se stesso e a Dio.
Quindi, con “non indurci in tentazione” diciamo a Dio: so che ho bisogno di prove affinché la mia natura si purifichi. Se tu decidi di sottopormi a queste prove, se – come nel caso di Giobbe – dai un po’ di mano libera al Maligno, allora pensa per favore alla misura limitata delle mie forze. Non vedermi troppo capace. Non tracciare troppo ampi i confini entro i quali posso essere tentato e siimi vicino con la tua mano protettrice quando la prova diventa troppo ardua per me. (cfr. San Cipriano De dominica oratione).
Molti santi, da Antonio nel deserto a Teresa di Lisieux nel suo Carmelo, sono stati chiamati a superare nel proprio corpo e nella propria anima le tentazioni di un’epoca e a sostenerle per noi anime comuni; hanno vissuto sulle orme di Giobbe in modo del tutto particolare in comunione con Gesù che ha sofferto fino in fondo le nostre tentazioni.
Ecco che nell’invocazione del Padre nostro è racchiusa la disponibilità a prendere su di noi il peso della prova commisurata alle nostre forze e la domanda che Dio non ci lasci cadere dalle sue mani, addossandoci più di quanto siamo in grado di sopportare. La certezza fiduciosa che la nostra domanda sarà accolta è ribadita da San Paolo (1 Cor.10,13)
Buona giornata,
Titti
Stella M. detto
auguri immensi a Laura e al piccolo Mattia spero che gli arrivino dalle mie vacanze.
Spero che mamma e bambino stiano bene e già a casa.
un abbraccio e un bacio a tutti
Stella & Maria
paolo detto
tornati a casa….
tutto bene, in viaggio ci era giunta la notizia di Mattia. per il resto tutto bene, a parte una sospetta frattura del malleolo destro per una caduta incredibile da un gradino di due centimetri per Emanuela e due giorni di diluvio. ma da lì uno dei panorami più belli, un balcone sul lago di como da 1500 metri.
non siamo caduti in tentazione.. avevamo chi vegliava, un amico stracarissimo, Alberto, la misura pigiata, colma e straboccante, ex ragazzo del Centro ora prete.
ringraziamo quindi il Signore che ci ha assistito e coccolato. quando sono arrivato al Centro ho capito il significato di “siete nelle mani di Dio”.
ben trovati e grazie anche a tutti – particolarmente a Fabrizio – per le preghiere. da domani si ricomincia a discutere, per ora voglio dormire dodici ore.
pace ambrosiana (domenica scorsa i ragazzi mi hanno chiesto se la Messa a Casargo, diocesi di Milano, era valida per loro…)
elena f detto
@ paolo
bentornato e … buonanotte !
elena f
paolo detto
beh… a dire la verità quella maledetta sveglia ha continuato pure stamattina a ronzare nella mia capoccia. buon giorno, mi dirai….
marco detto
Nell’attrarre tutti a Sè per la via dolorosa della croce Cristo ha piena consapevolezza che deve mostrare il volto vero del Padre, nella sua umanità, all’umanità, il Suo Amore folle che arriva a dare il proprio figlio perchè l’uomo “ricordi” e ritorni in se, e si avvi deciso verso la casa del Padre, dove si sa atteso con passione infinita dall’eternità. Dire Padre nostro è essere in comunione con Cristo e con i fratelli, e vivere a loro favore perche vedano attraverso noi, il volto autentico del Padre, e essere responsabili di questa riscoperta, nostra e loro.La tentazione e quella di dire Padre nostro a un dio nostro, fatto a nostra immagine e somiglianza,Satana a questo tende, a indurci a farci “belli” agli occhi degli uomini, mentre Gesù dalla croce dove non ha apparenza ne bellezza per attirare i nostri sguardi, attira tutti a Sè e manifesta la gloria di Dio stando dove l’uomo non vorrebbe mai stare, sulla propria croce. Solo in una vera condivisione con gli ultimi,che sia reale, vi puo essere l’antitodo alla tentazione, perche mi scopro per quello che sono realmente, e allora posso rivolgermi sinceramente a Dio, se lo voglio davvero,perche formi in me i suoi stessi tratti gli stessi di Gesù e divenga in Lui per Lui e con Lui testimone dell’Amore di Dio per i suoi figli. Tutto il resto dinanzi a questa che è la stessa missione di Gesù e Maria, è polvere che Satana ci vuole soffiare sugli occhi per nasconderci il Volto vero di Dio.
paolo detto
Risultati 1 – 10 su circa 1.880.000 per tentazione. (0,17 secondi) per tentazione su google. Quasi tutte inserzioni pubblicitarie di abbigliamento o dolciumi. Mi viene da riflettere: ma se la tentazione è così negativa in sè, perchè ne siamo così attratti? In fin dei conti ci accorgiamo sempre di intessere un flirt con il peccato. Ma che male c’è? Ma che vuoi che gliene possa importare a Dio di quello che sto facendo, un peccatuccio, nessuno se ne accorge, non faccio male a nessuno.
Uhm… il vero problema del nostro peccato, spesso, sin troppo spesso, di omissione di amore sta nel fatto che le conseguenze difficilmente le vediamo subito. Magari sul momento ci prende un gusto di amaro, un bel senso di colpa in cui crogiolarci. Ma dopo un po’ ecco la tentazione… Ma perchè DEVO fare questa cosa a favore di un’altra persona che oltre tutto mi sta pure un poco antipatica? Poteva pure telefonare lei e così via.
La tentazione…
pace
Forza Roma detto
“e non ci indurre in tentazione.”
Che dire? Altrove la parola di Gesù è categorica: «Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te…» (Mt. 5, 29-30, cf. anche 18, 8-9).
Il vigilare e il coraggio delle rinunce fa anche esso parte del cammino della conversione. Qui lo scandalo è l’ostacolo che occorre scartare totalmente. Per questo sappiamo di poter contare sull’aiuto di Dio, al quale lo chiediamo tutti i giorni: «non ci indurre in tentazione».
Salute,
F.R.